Universo di inchiostro

! Ombre del Passato 

Lia si svegliò di soprassalto, il cuore che le martellava nel petto come dopo una corsa estenuante. Nella penombra della sua stanza, le pareti sembravano chiudersi su di lei, avvolte da un silenzio opprimente. Il sogno – o meglio, l’incubo – era stato più vivido del solito. Le stesse immagini, ripetute notte dopo notte: un campo di battaglia in fiamme, un uomo dalle ali nere e un simbolo scintillante che pulsava nella sua mente come un ricordo ancestrale. Ogni volta, si risvegliava con la sensazione di aver dimenticato qualcosa di fondamentale, un segreto appena oltre la sua portata.

Si alzò lentamente dal letto, dirigendosi verso la finestra. Fuori, la città dormiva placidamente sotto la luce argentea della luna. Ma Lia non si sentiva tranquilla. Da qualche mese, la sua vita, un tempo normale e prevedibile, sembrava essersi incrinata, come un vetro troppo sottile sotto una pressione invisibile. Strani eventi la circondavano: luci che si spegnevano inspiegabilmente, ombre che sembravano muoversi appena fuori dalla sua visuale, e quella strana sensazione, sempre più forte, che qualcosa stesse per accadere.

Lia appoggiò la fronte sul vetro freddo della finestra, cercando conforto in quel momento di quiete. Ma il suo riflesso la disturbò. Si allontanò di scatto, gli occhi spalancati. Sul polso sinistro, una lieve luce pulsava sotto la pelle. Un simbolo che non aveva mai visto prima – una sorta di spirale intrecciata – brillò per un attimo, poi svanì.

“Cos’è questo?” sussurrò tra sé, portando la mano al polso, come se potesse cancellare ciò che aveva appena visto. Il simbolo era scomparso, ma la sensazione di essere osservata non l’abbandonava.

Si voltò, il respiro accelerato. Per un istante, le sembrò di intravedere un’ombra muoversi nell’angolo della stanza, troppo veloce per essere reale. Strinse i pugni, il cuore in gola. Qualcosa stava per accadere, lo sapeva. Sentiva che il mondo che conosceva stava scivolando via da lei, come sabbia tra le dita.

Le sue gambe la condussero automaticamente verso la porta, spinta da un bisogno impellente di uscire, di respirare aria fresca. Quella sensazione opprimente, quel simbolo misterioso… non poteva rimanere intrappolato nella sua stanza, doveva trovare risposte, anche se non sapeva dove cercarle.

Lia uscì nel vicolo buio senza accorgersene, immersa nei suoi pensieri. Improvvisamente, una figura apparve davanti a lei, emergendo dalle ombre come se ne fosse parte. Era alto, con un’aria pericolosa e un’aura di mistero che le fece gelare il sangue nelle vene. I suoi occhi erano scuri come la notte, profondi e insondabili, e il suo sguardo sembrava attraversarla, come se la conoscesse da sempre.

“Chi sei?” chiese Lia, la voce tremante ma determinata a mantenere il controllo.

L’uomo non rispose subito. La fissò con un’intensità che la fece sentire vulnerabile, esposta. Poi, con una voce bassa e profonda, sussurrò: “Non è ancora il momento, ma presto lo capirai.”

Prima che potesse chiedere altro, l’uomo si dissolse tra le ombre, lasciandola sola con una domanda bruciante nella mente e un simbolo luminoso che ancora pulsava sotto la sua pelle.

Da quel momento, tutto era diventato incerto. L’immagine di quell’uomo non le usciva dalla testa, sentiva ancora il suo sguardo addosso. Ma il dubbio più profondo era quello di non sentirsi più a casa. Decise di mettere da parte quei pensieri, almeno per il momento.

Lia rimase immobile per qualche istante, il respiro irregolare e le mani ancora tremanti. Il silenzio del vicolo sembrava più pesante di prima, come se quell’incontro avesse lasciato un’eco invisibile nell’aria. Si strinse le braccia attorno al corpo, cercando di scacciare il gelo che le si era insinuato sotto la pelle.

“Non è ancora il momento…” ripeté a bassa voce, quasi per dare un senso a quelle parole. Ma il momento di cosa?

Scosse la testa, come per liberarsi da quel pensiero, e tornò lentamente verso casa. Ogni passo le sembrava più lungo del normale, come se la realtà stessa fosse cambiata mentre lei non stava guardando.

Rientrata nella sua stanza, tutto sembrava identico a come l’aveva lasciata. Troppo ordinario, troppo silenzioso. Chiuse la porta alle sue spalle e vi si appoggiò, scivolando lentamente fino a sedersi a terra. Il cuore aveva smesso di martellare, ma dentro di lei qualcosa vibrava ancora… qualcosa di nuovo.

Abbassò lo sguardo verso il polso.

Per un istante, nulla accadde.

Poi—

La luce tornò.

Il simbolo riapparve, più nitido di prima. Non era più una semplice spirale: ora distingueva linee più sottili, intrecci che si muovevano lentamente, come se fossero vivi. E questa volta, non svanì subito.

Un calore improvviso le attraversò il braccio, risalendo fino alla spalla, poi al petto.

Lia trattenne il respiro.

Nella sua mente, immagini sconosciute iniziarono a prendere forma.

Fiamme.

Ali nere che si aprivano nel cielo.

Una voce… antica, potente… che la chiamava.

“Lia…”

Aprì gli occhi di scatto.

“No…” sussurrò, stringendo il polso con l’altra mano. “Non è reale…”

Ma lo era.

Lo sentiva.

Il simbolo pulsò ancora una volta… e questa volta, il dolore arrivò insieme alla luce.

Lia si piegò in avanti, stringendo i denti per non urlare. Una forza invisibile sembrava tirare qualcosa fuori da lei, come se stesse cercando di liberarsi.

E poi—

Silenzio.

Il simbolo svanì di nuovo.

Il dolore cessò.

Nella stanza silenziosa, rimase solo il suo respiro affannoso. Lia alzò lentamente lo sguardo verso lo specchio, vedendo sé stessa per un attimo. Poi, qualcosa cambiò. I suoi occhi, non più del loro colore naturale, si tinsero di un rosso intenso per un istante brevissimo, quasi impercettibile: la Furia del Drago. Lia si immobilizzò.

“Non… è possibile…” sussurrò, la voce rotta dalla paura. Non le era mai successo prima. Mai.

Si avvicinò lentamente allo specchio, temendo che anche il minimo movimento potesse spezzare quell’equilibrio fragile. Ma i suoi occhi erano tornati normali, come se nulla fosse accaduto, come se tutto fosse solo nella sua testa. Indietreggiò.

“No…” scosse la testa. “Sta succedendo davvero…”

E in quel momento capì. Non era più solo una sensazione, non era solo un incubo. Qualcosa dentro di lei si stava risvegliando, qualcosa che era sempre stato lì, qualcosa che era stato sigillato. E ora—

Il primo sigillo si era incrinato. Un brivido le attraversò la schiena. Lia si voltò lentamente verso la finestra. La luna era ancora lì, alta nel cielo, ma non era più rassicurante. Sembrava… osservare. E da qualche parte, nell’oscurità oltre la città—

Qualcuno stava aspettando.

E questa volta… sapeva esattamente chi lei fosse.



To be continued

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